G*AA Fotografia d’architettura

 

ANNUNCIATI I VINCITORI DEL PREMIO G*AA FOTOGRAFIA DI ARCHITETTURA

 

I VINCITORI

Primo Classificato: Elena Chernyshova rappresentata dalla galleria c|econtemporary di Christine Enrile di Milano, con il progetto “Days of Night – Nights of Day” un progetto realizzato tra il 2012-2013.

 

Menzione d’onore: Patrizia Della Porta, presentata da AFI – Archivio Fotografico Italiano, con il trittico intitolato East Building National Gallery Washington, Variazioni sul Tema #1, #6,#11 realizzato tra il 1981-2020.

 

Il Premio nasce per valorizzare la fotografia di architettura per la sua capacità di far scoprire al pubblico lo spazio, le atmosfere, i paesaggi e le continue trasformazioni che si vivono quotidianamente. L’intenzione degli Organizzatori è da una parte quella di far comprendere la complessità che esiste per i fotografi che lavorano sulle immagini di architettura, dall’altra quella di promuovere progetti originali, sia dal punto di vista estetico che di ricerca. Abilità in chiave di ricerca e contemporaneità nel saper cogliere la vita, l’essenza delle architetture attraverso la loro forma, lo spazio e la luce che li rappresenta.

 

La Giuria del Premio è composta da:

 

Angelo Maggi, Professore univeristario all’Università Iuav di Venezia

Damien Bachelot, collezionista e promotore della mostra “L’homme et la ville”

Elena Franco, architetto fotografa

Fabio Castelli, direttore di MIA Fair

Francesca Taroni, direttore della rivista Living, Corriere della Sera

Tiziana Bonomo, direttore ArtPhotò

 

PRIMO CLASSIFICATO ELENA CHERNYSHOVA 

 

MOTIVAZIONI GIURIA

La Giuria ha deciso di assegnare all’unanimità la seconda edizione del Premio G*AA – MIA Fair / Fotografia di Architettura al lavoro dell’artista russa Elena Chernyshova, dal titolo “Days of Night – Nights of Day” un progetto realizzato tra il 2012-2013 di documentazione urbana, sociale ed architettonica sulla città russa di Norilsk, una delle dieci città più inquinante al mondo, rappresentata in concorso dal dittico New Level / Medvejiy Ruchey(2012) con la seguente motivazione:

Per aver saputo valorizzare la fotografia di architettura attraverso un progetto di ricerca su un luogo geografico, che coniuga un approccio documentaristico con un’indagine sociale e sul contesto architettonico, derivandone una narrazione originale in cui l’essenza dei luoghi, la loro forma e la luce si riflette sugli abitanti di questo territorio. Elena Chernyshova è riuscita a far intravedere e comprendere il mutare del contesto sociale, architettonico e paesaggistico, attraverso un racconto fotografico delle continue trasformazioni socio-ambientali che si sono susseguite a Norsilk, città russa a 400 km dal circolo polare artico. Elena Chernyshova, influenzata dai suoi studi di architettura, porta l’attenzione del pubblico sullo sviluppo urbano di questa città, mettendo in luce l’impianto architettonico di stampo sovietico che ha un ruolo decisamente centrale in questi scatti. La città e le sue industrie metallurgiche e minerarie vennero, infatti, costruite nel 1936 dai prigionieri del Gulag e la chiusura del campo correttivo prima e poi i successivi interventi governativi, volti ad incentivare i lavoratori al trasferimento in quella zona, hanno inciso  sull’evoluzione e sullo stile delle costruzioni e del paesaggio.  Nella serie fotografica realizzata dall’artista si alternano da una parte scatti di scheletri di edifici ormai abbandonati e abitati unicamente dalla neve e dal gelo – in cui lo stile architettonico è il riflesso della dittatura di un tempo – e dall’altra a fotografie in cui vengono rappresentate le abitazioni in cui vive oggi la popolazione. La ricerca di Elena Chernyshova  è caratterizzata dall’analisi delle condizioni di vita dell’essere umano e della sua capacità di adattarsi a particolari ed estreme condizioni ambientali, politiche ed economiche. Ne deriva, così, un progetto con un taglio documentaristico innovativo, in cui le immagini risultano a volte crude e prive di filtri, altre volte quasi poetiche come a voler smussare la cruda realtà vissuta dagli abitanti di questo territorio”.

Elena Chernyshova è rappresentata dalla galleria c|econtemporary di Christine Enrile di Milano.

 

BIOGRAFIA

ELENA CHERNYSHOVA

Mosca, 1981

Fotografa documentarista, Elena Chernyshova ha sviluppato la passione per questo linguaggio visivo durante i suoi studi presso l’Accademia di architettura. Dopo due anni di lavoro come architetto, ha lasciato il lavoro ed ha intrapreso un viaggio in bicicletta da Tolosa a Vladivostok e ritorno: 30.000 chilometri, 26 paesi, 1.004 giorni di esperienze culturali,umane e stimolanti. Questo viaggio l’ha portata a decidere di diventare fotografa.

Tra le mostre si ricordano le personali nel 2019 presso c|econtemporary, Milano e nel 2017 presso Interval gallery di Parigi e nel 2016 presso la Half King Gallery a New-York. Tra le recenti mostre collettive nel 2017 ha esposto in Russia presso il Museum center of Krasnoyarsk per  Krasnoyarsk Art Biennale e al Brussels Street Photography Festival, nel 2016 in Turchia presso il Bursa Photo Fest, Bursa, al Festival della Fotografia Etica di Lodi, in Francia presso il Festival Normandie Impressioniste di Varengeville-sur-Me e all’ International WomenPhotographer Festival di Saint Gilles Croix de Vie, in Germania al  Lumix Festival for Young Photojournalism di Hannover e al Copenhagen Photo Festival.

 

MENZIONE D’ONORE PATRIZIA DELLA PORTA

 

MOTIVAZIONI GIURIA

La Giuria ha deciso di assegnare la menzione d’onore a  Patrizia Della Porta, presentata da AFI – Archivio Fotografico Italiano, con il trittico intitolato East Building National Gallery Washington, Variazioni sul Tema #1, #6,#11 (1981-2020) tratta dal progetto Mu-seum che l’artista ha realizzato in America dedicato a quattro musei di arte contemporanea firmati da celebri architetti, “per la abilità in chiave di ricerca e contemporaneità nel saper cogliere l’essenza delle architetture attraverso la loro forma, lo spazio e la luce che li rappresenta. Nel suo lavoro, Patrizia della Porta, partendo dallo spazio architettonico e dal contesto urbano, ha spogliato man mano l’immagine da elementi della realtà, arrivando a cogliere la loro dimensione metafisica e assoluta e a condurci al valore simbolico dell’immagine, in coerenza con gli obiettivi indicati nel bando di “leggere l’architettura: Forma, Spazio, Luce”.

L’artista attraverso l’uso delle ombre e della luce naturale e in camera oscura, e mediante l’uso della prospettiva, conduce un processo di sottrazione degli elementi reali per giungere ad un piano di astrazione, in cui la dimensione tridimensionale lascia spazio alla bidimensionalità.

La natura astratta e spirituale delle sue immagini è riconducibile allo zen e al concetto di vuoto indicato dall’ideogramma giapponese mu, da cui nasce il gioco di parole con il termine museum e il titolo del progetto Mu-seum. Basandosi sull’intuizione percettiva che volumi e superfici alludano ai quattro elementi primari (acqua, aria, terra e fuoco), questi vengono collegati a forme geometriche primarie, quali triangolo, quadrato e cerchio.

Le associazioni simboliche tra edifici ed elementi si esprimono nel legame con le forme geometriche, come succede in particolare nella serie candidata, incentrata sull’East Building National Gallery of Art di Washington, architettura firmata da Ieoh Ming Pei, che rimanda al fuoco e al triangolo, quest’ultimo elemento ricorrente nell’opera dell’architetto cinese in altre architetture, come nella Piramide del Louvre di Parigi o il Javits Center di New York”.

 

BIOGRAFIA

PATRIZIA DELLA PORTA

Milano, 1954

Patrizia della Porta ha compiuto i suoi studi all’Accademia di Brera, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Statale di Milano e al DAMS dell’Università di Bologna. Ha iniziato a fotografare in giovanissima età e a 14 anni ha vinto il Parthe non Prize Photo of the World Family dell’Unesco. Specializzatasi nella fotografia di architettura contemporanea, ha svolto la sua principale attività a New York, Washington D.C., Toronto, Tokyo, Londra, Monaco di Baviera, Milano. Nel 1982 presenta la sua prima personale a New York presso la Neikrug Gallery. Nel 1984, all’esposizione Immagini e immaginari dell’architettura, viene segnalata dal Centre Pompidou di Parigi come uno dei venti “EminentPraticiens” in quest’area di ricerca. Ha esposto in varie gallerie del mondo e le sue fotografie si trovano presso collezioni pubbliche e private in Italia, Europa, Stati Uniti (tra cui la National Gallery di Washington), Cina e Giappone.

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