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Marignana Arte

Italia / Italia
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Fissare la catastrofe. Lorenzo Passi e Yojiro Imasaka.
Immaginiamo un’alba meravigliosa che potrebbe accoglierci arrivando nel piccolo villaggio di Breves, dopo essere
passati sul Rio Guamà, attraverso il cammino d’acqua che conduce da Belem a Manaus. Siamo nel cuore
dell’Amazzonia1, la foresta che permette a tutti noi di respirare. Una natura che non appare per nulla leopardiana, non
è matrigna, ma si rivela giustamente indifferente nel suo fluire e nel suo non infierire per gioco. Era ancora possibile
vedere – la querida Amazzonia – prima degli incendi, degli espropri, e degli stupri che quella terra deve ancora subire
a causa della invisibile mano dei mercati dei paesi ricchi. Ma perché iniziare così poche righe dedicate a due artisti
contemporanei estranei per provenienza a questi luoghi? Perché vorremmo introdurre a una riflessione anche sulle
loro acque, sui mondi e le nature che vogliono salvare attraverso l’arte, tutte preziose, come l’Amazzonia. Il primo è
Yojiro Imasaka , un fotografo che ha visto la sua terra distrutta dal più feroce e disumano atto compiuto dalla specie
umana contro se stessa e contro il mondo che la ospita. Hiroshima è impronunciabile perché è lo scandalo che
distrugge la “nostra” modernità. Riprendiamo direttamente l’autore:
“Fotografo la natura come se fosse un paesaggio post-umano. Questa idea è profondamente connessa con la mia
esperienza d'infanzia. Sono nato e cresciuto a Hiroshima, in Giappone. Ho vissuto con uno dei simboli più storici
della follia umana, la Cupola della Bomba Atomica. Dopo la seconda guerra mondiale, la gente decise di preservare
l'edificio come simbolo di pace, per ricordare a tutte le persone quanto sia terribile la guerra, quanto sia degna della
pace. Tuttavia, non sembra affatto un simbolo o un promemoria della pace. Piuttosto, mi ricorda solo delle visioni
future di una sorta di paesaggio post-umano. Mi fa paura questa morte, e l'unico modo in cui posso convivere con
questa paura è visualizzare e capire come potrebbe essere il futuro scattando fotografie. Quindi, per capire come
potrebbe essere il futuro, ho deciso di fotografare paesaggi naturali, in particolare aree dove nelle cosiddette foreste
vetuste che hanno raggiunto la grande età senza significativi disturbi da parte degli esseri umani, perché "La storia
si ripete". L'umanità e la nostra esistenza rappresentano un momento così breve nella storia naturale. Era qui molto
prima di noi, e sarà qui molto tempo dopo di noi. Quindi, spero che le persone vedano i miei lavori e si chiedano:
queste fotografie che sto guardando, sono del passato, del presente o del futuro?”
E sono del passato, del presente o del futuro, le “pelli di vetro” (la definizione è sua, di Lorenzo Passi3), dove il
tentativo artistico si spinge e si dedica a “salvare” il tempo di una delle più bellè Città del mondo – proteggo nel vetro
e con il vetro di Venezia una bilancia che ho salvato dall’acqua alta, creo radici volatili, Roots, per dire che Venezia si
salva perché è sospesa e non si afferra È l’astuzia di un bambino (sono sempre più saggi): ti proteggerò con quanto di
più fragile ho: il vetro. Questa esposizione non solo ci spinge a riflettere su queste intersezioni che riguardano la
politica, la questione ambientale e anche il modo e i linguaggi attraverso cui preservare le nostre città e i luoghi
naturali che ci permettono di respirare. È anche una proposta artistica che punta con convinzione a sostenere artisti
non chiusi in se stessi. Perché oltre alle questioni estetiche per fortuna esiste un mondo. E senza l’arte non lo
vedremmo e non lo capiremmo.



ARTISTI / ARTISTS


Yojiro Imasaka, BC#9, 2021



Lorenzo Passi, Cibo per ratti, 2015