Siwa Mgoboza, Les Etres D'Africadia IV. Pajarina Fantina, 2015

Courtesy: Galleria Gaburro, Verona-Milano

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Dimensioni / Size: 180 x 144 cm
Edizione / Edition: Edizione di 5 / Edition of 5

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Siwa Mgoboza

Sudafrica @ South Africa

L'ibridazione è al centro dell'esperimento di Africadia, in cui Mgoboza immagina un mondo dove i concetti assoluti diventano fluidi e aperti al dibattito.

Utopica mescolanza di concezioni tra un’Africa incontaminata e l’Arcadia della mitologia greca, con riferimento al dipinto dell’artista rinascimentale Nicolas Poussin, Africadia rappresenta un'alternativa, uno spazio in cui, secondo le parole dello stesso Mgoboza, «smettiamo di parlare dell’altro e iniziamo a parlarci l’un l’altro».

Nel creare gli esseri ibridi che popolano la dimensione di Africadia, Siwa Mgoboza ha attinto la sua eredità Hlubi[1], incorporando i motivi e i colori della stoffa Isishweshwe nella sua produzione fotografica, scultorea e tessile. Tradizionalmente utilizzato per abiti femminili, il tessuto Isishweshwe viene adoperato da Mgoboza come chiaro e immediatamente riconoscibile riferimento alla tradizione "africana"; tuttavia, a un'indagine più attenta, i motivi di quelle stoffe hanno radici veramente globali, in quanto sono arrivati nell’Africa meridionale dall'India, attraverso le rotte commerciali olandesi. Il tessuto è stato ampiamente adottato quando è stato introdotto nell'Africa meridionale dai coloni tedeschi a partire da metà 1800.

L’Isishweshwe diviene quindi un simbolo incorporato nell'ethos di Africadia, emblema di scambio culturale tra i continenti, di “indigenizzazione” e rivitalizzazione culturale. Mgoboza offre dunque allo spettatore il dispositivo visivo dell’Isishweshwe come un segno distintivo africano dato per assodato, ma esso pone contemporaneamente un quesito sul suo essere realmente un marchio di “africanità”. Sovvertendo presupposti sia geografici che di genere, Mgoboza apre così letture alternative di ciò che significa essere un Africano.

[1] Gruppo etnico originario del Centro Africa poi migrato a Sud.

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Siwa Mgoboza, Les Etres D'Africadia IV. Pajarina Fantina, 2015








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