Sebastião Salgado, Yawanawa Tribe, Star of Acre, Brazil, 2016

Courtesy: Alessia Paladini Gallery

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Gelatin silver print
Dimensioni / Size: 50 x 60
Edizione / Edition: none

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Per sei anni Sebastião Salgado ha viaggiato nell’Amazzonia brasiliana, fotografando la foresta, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano. Amazônia mette in evidenza la fragilità di questo ecosistema, mostrando che nelle aree protette dove vivono le comunità indigene, guardiani ancestrali, la foresta non ha subito quasi alcun danno e ci invita a vedere, ascoltare e a riflettere sulla situazione ecologica e la relazione che gli uomini hanno oggi con essa.

For six years Sebastião Salgado travelled in the Brazilian Amazon, photographing the forest, the rivers, the mountains and the people who live there. Amazônia highlights this ecosystem’s fragility, showing how in protected areas, where indigenous communities, ancestral guardians of the environment, lives in territories where the forest has suffered almost no damage. Salgado invites us to see, listen and reflect on the ecological situation and how people are addressing the crisis today.


Sebastião Salgado

Brasile @ Brazil

Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile.
A 16 anni si trasferisce nella vicina Vitoria, dove finisce le scuole superiori e intraprende gli
studi universitari. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick. Dopo ulteriori studi a San Paolo, i due si
trasferiscono prima a Parigi e quindi a Londra, dove Sebastião lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffé. Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo.
Lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum,
per creare poi insieme a Lélia la agenzia Amzonas Images, Salgado viaggia molto, occupandosi
prima degli indios e dei contadini dell’America Latina, quindi della carestia in Africa verso la
metà degli anni Ottanta. Queste immagini confluiscono nei suoi primi libri. Tra il 1986 e il 2001 si
dedica principalmente a due progetti. Prima documenta la fine della manodopera industriale
su larga scala nel libro La mano dell’uomo (Contrasto, 1994) e nelle mostre che ne accompagnano
l’uscita. Quindi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i
migranti verso le immense megalopoli del Terzo Mondo, in due libri di gran de successo: In
cammino e Ritratti di bambini in cammino (Contrasto, 2000). Grandi mostre itineranti accompagnano anche in questo caso l’uscita dei libri.
Lélia e Sebastião Salgado hanno creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Instituto Terra che
ha riconvertito alla foresta equatoriale - che era a rischio di sparizione - una larga area in cui sono
stati piantati decine di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire. L’Instituto
Terra è una delle più efficaci realizzazioni pratiche al mondo di rinnovamento del territorio
naturale ed è diventata un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorés.
L’ultimo macro progetto cui ha lavorato Salgado è Amazônia, nel quale l’artista ha mappato tutte
le tribù che ancora sopravvivono alla modernità all’interno della foresta amazzonica, perpretdando
modi di vita ancestrali del tutto scollegati dalla civiltà.
Centinaia di mostre in tutto il mondo hanno celebrato il talento di Salgado.

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Sebastião Salgado, Yawanawa Tribe, Star of Acre, Brazil, 2016








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