Francesco Jodice, West, Monument Valley, Colorado, #015, 2014

Courtesy: Galleria Michela Rizzo, Venezia e l'artista

stampa inkjet su carta cotone e dibond
Inkjet print on cotton paper and disband
Dimensioni / Size: 100 X 200 cm
Edizione / Edition: ed. 10

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West è una piattaforma di osservazione sull’ultimo grande impero occidentale. Qui si indagano vicende e postulati della storia americana negli anni compresi tra l’inizio della corsa all’oro (1848) e la crisi finanziaria del 2008. I “Lost ‘49ers” e i colletti bianchi sono i principali protagonisti delle fasi iniziale e conclusiva di questa parabola, popolata da un’interminabile teoria di personaggi utili a raccontarne splendori e aberrazioni: dai cowboy agli indiani, dalle rockstar agli attori, passando per cercatori d’oro, predicatori, body-builders, intellettuali, artisti, presidenti e astronauti. L’Ovest americano, dalla costa pacifica ai deserti, è il terreno privilegiato di questa investigazione. Francesco Jodice lo percorre e lo fotografa ritrovandovi le tracce di una maestosa antichità geologica (il Western Plateau è tra le più remote placche emerse del pianeta) e quelle della recente colonizzazione (Hollywood, la NASA, i film western, l’industria militare, Blade Runner, Silicon Valley, il nucleare...), spettro di alcune fra le più aspre contraddizioni del contemporaneo. Alle sue opere, poi, si mescolano una serie di immagini raccolte da archivi e indicizzate come reperti di un’epoca ormai conclusa. Archeologia del presente che è già passato. E una raccolta di scritti che contengono le chiavi di questo passaggio. Tutto ciò è West: un viaggio alla fine dell’eroica epopea del liberismo; un manuale per la lettura e la comprensione del “secolo lungo” americano; e uno sguardo gettato in avanti verso l’era del post-fordismo e del post-Occidente. (Francesco Zanot)

West is an observation platform on the last great Western empire, investigating the events and postulates of the American history in the years between the beginning of the gold rush (1874) and the financial crisis of 2008. The “Lost ‘49ers” and white-collar workers are the main protagonists of the initial and final phases of this parable, populated by an endless series of characters useful to recount its splendors and aberrations: from cowboys to Indians, from rock stars to actors, passing through gold diggers, preachers, body-builders, intellectuals, artists, presidents and astronauts. The American West, from the Pacific coast to the deserts, is the privileged terrain of this investigation. Francesco Jodice walks through it and photographs it, finding traces of a majestic geological antiquity (the Western Plateau is among the most remote plates that emerged on the planet) and those of recent colonization (Hollywood, NASA, western movies, the military industry, Blade Runner, Silicon Valley, nuclear power...), mirror of some of the most bitter contradictions of our time. Jodice’s works are mixed with a series of images collected from archives and indexed as finds from an era that is now over. Archeology of the present that is already past. And a collection of writings that contain the keys to this passage. All this is West: a journey to the end of the heroic epos of liberalism; a manual to read and understand the American “long century”; a look forward to the era of post-Fordism and post-West. (Francesco Zanot)


Francesco Jodice

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Francesco Jodice (Napoli 1967) vive e lavora a Milano. Nel 1995, dopo la laurea in architettura, si dedica alle prime ricerche artistiche utilizzando i media della fotografia e del video. Nel 1999 partecipa alla costituzione del collettivo Multiplicity. Tra il 1996 e il 2004, il rapporto tra i grandi paesaggi urbani e le comunità è al centro della sua ricerca, come testimoniano i progetti What We Want, The Secret Traces e The Morocco Affair. In seguito, l’attenzione di Jodice si rivolge alle diverse culture antropologiche in relazione ai nuovi fenomeni di megapolitismo. A questo periodo appartengono Hikikomori, Ritratti di classe e la trilogia di film Citytellers. Dal 2008 la geopolitica è al centro delle ricerche dell’artista. L’analisi della crisi del sistema Occidente porta alla realizzazione di film, installazioni e progetti fotografici quali Atlante, American Recordings, Rivoluzioni e il più recente West. Jodice intende la pratica dell’arte come una poetica civile, i suoi processi artistici promuovono forme e modelli di partecipazione del pubblico. Esempi di questa attività sono presenti nei progetti La notte del drive-in. Milano spara, Babel e Scenario. Insegna al Biennio di Arti Visive e Studi Curatoriali e al Master in Photography and Visual Design presso NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Ha partecipato a esposizioni collettive quali documenta Kassel, la Biennale di Venezia, la Biennale di São Paulo, la Triennale dell’ICP di New York, la biennale di Liverpool, e la Biennale di Yinchuan. Ha esposto al Castello di Rivoli (Rivoli, Torino), alla Tate Modern (Londra) e al Prado (Madrid). Tra i suoi progetti principali l’atlante fotografico What We Want, un osservatorio sulle modificazioni del paesaggio in quanto proiezione dei desideri collettivi, l’archivio di pedinamenti urbani The Secret Traces e la trilogia di film sulle nuove forme di urbanesimo: Citytellers. I suoi lavori più recenti – Atlante, American Recordings, Rivoluzioni e West – esplorano i possibili scenari futuri dell’Occidente. Sue opere sono parte di numerose collezioni pubbliche italiane ed internazionali.

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Francesco Jodice, West, Monument Valley, Colorado, #015, 2014








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