Artist
Alessia Paladini Gallery

Carolina Sandretto, Cine Continental, Havana, Cuba, 2014

Stampa digitale su carta cotone montata su alluminio / D-print on rag paper, mounted on aluminum
Dimensioni / Size: Cm. 50 x 50
Edizione / Edition: Edition of 5
Courtesy: Alessia Paladini Gallery

Cines de Cuba
Ho sempre amato andare al cinema. Il mio primo cinema era in un piccolo paese sulla costa della Toscana. Trascorrevo le estati lì, in visita a mia nonna, e al sabato sera avevo il permesso di andare al cinema. Questo cinema aveva una facciata bianca, neoclassica, ed era però all'aperto. L'umidità era densa; le zanzare erano di gran lunga più numerose dei giovani spettatori, ma il mio amore per il cinema cominciò allora e in quel posto.
I cinema hanno popolato le mie fantasie da quelle torride serate estive, ma nel mondo reale il solo ruolo nella società sta lentamente morendo. L'evoluzione della tecnologia degli ultimi venti anni ha progressivamente sostituito l'andare a vedere un film in un cinema con una visione privata e personalizzata dei film (...)
Nel 1958 Cuba era nel pieno di un boom economico e i cinema, la principale forma di intrattenimento dell'epoca, vennero costruiti.(...). Chiunque, anche i meno abbienti, poteva permettersi la magia di trascorrere del tempo al cinema.
Sull'isola di Cuba c'erano 511 cinema, di cui più di 130 nell'area de L'Avana, più che a Parigi o New York in quel periodo. La maggior parte dei cinema venivano costruiti e gestiti dalle major statunitensi, 20th Century Fox, Columbia Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, e proiettavano film prodotti ad Hollywood e Cinecittà (...)
Nel 2014 ho iniziato un viaggio che mi ha portato nell'isola tre volte nell'arco di 4 anni, durante i quali ho fotografato, con una Hasselblad degli anni Cinquanta e pellicola, più di 300 cinema. Ogni volta che arrivavo in una città o in un villaggio cercavo di contattare una persona anziana e chiedevo dove si trovava il cinema, per scoprire se il cinema fosse ancora aperto, o in rovina, o demolito e rimpiazzato con uno più moderno durante la Rivoluzione. Ogni volta era una sorpresa per me, trovare un cinema sempre diverso da quelli che avevo visto prima. Decisi di fotografare gli edifici sia all'esterno che all'interno. Cicatrici, ristrutturazioni, abbandoni - come creature viventi, tutti i cinema avevano una loro storia da raccontare, le vicende che avevano attraversato visibili sulla loro struttura.
Cines de Cuba è una ricerca sul ruolo del cinema nella nostra cultura, e i cinema cubani mi hanno permesso di raccontare una storia che appartiene alla nostra società globale. (C.S.)

Cines de Cuba
I always loved going to the movies. The first movie theater I ever went to was in a small village on the coast of Tuscany in Italy. I used to visit my grandmother there during summers and on Saturday night I had permission to go to the movies. The cinema had a white, neoclassic façade and the inside was covered but not closed. The humidity was thick; the mosquitos substantially outnumbered the kids, but my fascination for the cinema and the movies started then and there.
Cinemas have inhabited my fantasies since those warm summer nights, but in the real world their purpose in society is slowly dying. Due to the evolution of technology we have experienced in the past 20 years, the habit and the culture of going to see a movie in a public theater is being in part replaced by a more private and personalized experience of the moving image. (...)
In 1958 Cuba was enjoying an economic boom and cinemas, at the time main divertissement, were constructed.(...). Everyone, even the less fortunate, could afford the magic of spending time at the movies.
There were 511 cinemas on the island of Cuba, with more than 130 in the greater Havana area, more than Paris or New York that time. Most of these halls were constructed and managed by American companies such as 20th Century Fox, Columbia Pictures, and Metro-Goldwyn-Mayer, and were showing the movies produced in Hollywood and Cinecittà. (...)
In 2014 I began a voyage that took me around the island three times over the course of four years, during which I photographed, with a 1950s Hasselblad and film, more than 300 cinemas. Every time I entered a new city or village, I would try to find an old person and ask them for directions to the cinema. I then discovered if the cinema was open, was in ruin, or had been demolished or replaced with a newer one during the Revolution. Every time it was a surprise for me, to find another cinema almost always different from the ones I had seen before. I decided to make portraits of the constructions both inside and out. Scars, remodeling, abandonment— like living creatures they all had a personal history to tell and the stories they lived through are visible on them.
Cines de Cuba is an investigation into the place of cinema in our culture, and the Cuban cinemas allowed me to tell a story that belongs to our global society. (C.S.)


Carolina Sandretto

Italia / Italy