Candido Baldacchino, Faith, 2010

Courtesy: Galleria Blanchaert

Fotografia analogica
Analogic photography
Dimensioni / Size: cm 86 x cm 130 circa
Edizione / Edition: 1/10
Prezzo / Price: Euro 1.500

Metafisica delle strutture
È un’ottica flou quella con cui Candido Baldacchino guarda il mondo, uno sfumato con cui circonda gli oggetti, quasi ad esprimere la non definitività dell’esistente e la non perentorietà dei significati abbinati agli eventi ed agli ambienti.
Così in “Ruins Rome” lo sguardo si attarda su due colonne, su uno sfondo di edifici ancora abitati (ad una finestra aperta si accompagna una pianta in vaso), quasi a sottolineare il flusso indistinto e senza sbalzi dell’ieri e dell’oggi, con il passato ancora incastonato nel quotidiano, e che - nel condizionarlo - lo fonda, forse pure lo sostiene.
Anche in “Omaggio a De Chirico” lo sguardo è ampio, tra le nuvole dell’orizzonte, infinito, e la strada che proprio verso questa stessa direzione, infinita, sembra tendere, come la statua del condottiero, moderno ed antico al contempo. Ancora una volta, con una commistione in-definita del concetto altrimenti binario ieri – oggi, passato-presente .
Altrettanto non univoco nel suo significato è l’edificio di “work in progress” che – con le strutture di sostegno rivolte, anche qui, all’infinito del cielo – pare attendere un fantomatico Godot per il suo completamento, in un tempo in-definito, dilatato e forse destinato a non vedere mai un esito definitivo .
Come se il senso stesso di ogni evento risiedesse nel suo svolgersi attendista, non nel suo definirsi.
Un’ansia sul significato dell’esistenza destinata a non trovare risposta connota anche lo sguardo dei tre cipressi stagliati sullo sfondo di un capannone industriale, quasi ad alludere a come la finitezza di ogni vita (con i cipressi cimiteriali) si alterni senza soluzione di continuità all’alacre fatica quotidiana (che l’opificio richiama).
Che cosa dunque è l’esistenza? È l’interrogativo che incalza l’autore in un puzzle mai ricomposto e definitivo di immagini. Sono immagini cartellonistiche, cadute da un supporto, pur ferreo, forse per il trascorre del tempo e l’incuria dell’uomo, o forse per la forza distruttrice degli eventi. Ma pur sempre immagini di un marketing speculare alla vita, e che tuttavia cerca di orientarla, di condizionarla in una dialettica irrisolta, infinita.
Questa commistione tra realtà ed artificio raggiunge il suo culmine nell’immagine della donna e dell’auto, in un campo visivo che non distingue tra quello che è effettivamente presente e quello che costituisce un mero sfondo: ancora una volta i bordi dell’esistenza sono sfumati, non solo nel tempo, ma – questa volta – pure nello spazio. Anzi, un’onda, quasi uno tsunami pare arrivare per travolgere la figura femminile ignara del destino che le è riservato, con assi incombenti (eventi?) nella loro linearità sequenziale.
Dunque, che sia nell’isolamento di un chiuso villino di primo Novecento o sotto il sole della strada che lo affianca, su ogni essere umano – presente in ogni immagine solo per sottrazione o in quanto assente dal paesaggio di cui pure è stato artefice - sembra incombere un destino incerto, indefinito, irrisolto. Sfumato, appunto.

Metaphysics of structures

Candido Baldacchino looks at the world through a soft focus, a nuance which surrounds objects, as if to express the non-definitiveness of the existing and the non-peremptoriness of the meanings combined with events and environments.
So in "Ruins Rome" the gaze lingers on two columns, on a background of buildings still inhabited (an open window is flanked by a potted plant), almost as if to emphasize the indistinct and seamless flow of yesterday and today, with the past still embedded in everyday life, and that conditions and founds it at the same time, perhaps even supports it.
In "Homage to De Chirico", too, the gaze is wide, between the clouds of the horizon, infinite, and the road that seems to tend towards this same direction, infinite, like the statue of the modern and ancient condottiero. Once again, it's an undefined mixture of the otherwise binary concept yesterday - today, past-present.
Equally unequivocal in its meaning is the building of "work in progress" that - with the supporting structures turned, even here, to the infinite sky - seems to wait for an imaginary Godot for its completion, in an undefined time, dilated and perhaps destined to never see a final outcome.
As if the very sense of every event resided in its waiting, not in its fulfillment.
Anxiety deriving from the meaning of existence destined to find no answer also connotes the gaze of the three cypress trees silhouetted against the background of an industrial shed, almost as if to allude to how the perfection of each and every life (with the cemetery cypress trees) alternates seamlessly with the hard daily work (which the factory recalls).
What is then existence? This is the question that urges the author in a puzzle of images that are never recomposed and never permanent. They are billboard images, fallen from a support, even if iron, perhaps due to the passage of time and human carelessness, or perhaps due to the destructive force of events. But they are still images of a marketing that mirrors life, and that nevertheless tries to guide it, to condition it in an unresolved, infinite dialectics.
This mixture of reality and artifice reaches its climax in the image of the woman and the car, in a visual field that does not distinguish between what is actually present and what constitutes a mere background: once again the edges of existence are blurred, not only in time, but - this time - also in space. On the contrary, a wave, almost a tsunami seems to arrive to sweep away the female figure unaware of the destiny reserved for her, carrying impending axes in their sequential linearity.
So, whether in the isolation of a closed villa of the early twentieth century or in the sun of the road that flanks it, every human being - present in every image only by subtraction or as absent from the landscape of which he was also the creator - seems to have an uncertain, undefined, unresolved destiny. As a matter of fact, blurred.


Candido Baldacchino

Italia @ Italia
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Sono nato a Torino, dove tutt'ora vivo. Ho collaborato con diverse case editrici; miei portfoli sono stati pubblicati da riviste fotografiche quali Gente di Fotografia, Photo Italia, Reflex, Fotocult, Fotografare, Réponses Photo, Il Fotografo ecc. Mi è stato chiesto di tenere dei workshop; tra i più importanti: Holga mon Amour, sponsorizzato da PH Libero, agenzia fotografica di Torino, con la quale collaboro ancora. Le mostre finora allestite in location prestigiose, sono state per me una fonte di grande soddisfazione (Giovani Fotografi Italiani: Milano, Modena 1992; Galleria Carrara di Bergamo 1993; Diaframma-Kodak Cultura, Milano 1993; Immagini del Gusto: Istituto Italiano della Fotografia, Bibbiena 2005; Galleria Lanterna Magica, Palermo 2008; Open Gallery, Atlanta 2009; Art Code allo Stattbad di Berlino 2009; Confini 08: Firenze, Torino, Roma, Genova, Milano, Palermo, Trieste 2010/2011; Foto Pauvre: Rambouillet-Parigi 2010; Progetto P Galleria Gallerati, Roma 2011; Paratissima, Torino 2012; Mia Fair, Milano 2013; Paratissima, Torino 2013; Mia Fair, Milano 2014; Mia&D Singapore 2014; Paratissima, Torino 2014; Multilayers NH hotel, Milano 2014-2015; Mia Fair Milano 2015, Start Art Fair Saatchi Gallery, Londra 2015, Paratissima, Torino 2015; Mia Fair, Milano 2016; Art Fair Colonia, Colonia 2016; Paratissima, Torino 2016; Mia Fair, Milano, Marzo 2017; Artyfact Gallery, New York, Aprile 2017; ArtExpo New York, Aprile 2017, Mercanteinfiera, Parma, Ottobre 2017, Paratissima, Torino, Novembre 2017; Mia Fair Milano 2018; Kolner Liste Colonia 2018; Mia Fair Milano 2019; Paratissima Torino, 2019; Oktoberfoto Foto Club Varese, Varese ottobre 2019; Todimmagina ottobre 2019, EuropeArtFair Amsterdam october 2019 con Atelier Alen Berlin; Paratissima Torino giugno – ottobre 2021; «Fotografi a Torino» presso l’Accademia Albertina di Torino, mostra collettiva organizzata da Gianni Oliva e Tiziana Bonomo, 15 settembre 2021). Alcune delle mie fotografie fanno parte di collezioni permanenti in gallerie pubbliche e private: l'Accademia Carrara di Bergamo, Diaframma-Kodak Cultura di Milano, Fiaf di Torino e Millennium Images Limited, Londra, Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi. I miei ultimi libri fotografici sono: Silent Forms 2008, Background 2010, Coasts 2011 e Visual Perceptions 2014. Edizioni "Lanterna Magica" Palermo.
In data 27 febbraio 2019 Candido Baldacchino è stato insignito dell'onorificenza IFI (Insigne fotografo italiano) dalla Fiaf (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).

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