Artista
Sharevolution Contemporary Art

Mauro Ghiglione, -Con - tatto -, 2018

tela - stampa fotografica digitale su dibond - plexiglass - tela - barometro / canvas - digital photo print on dibond - plexiglass - canvas - barometer
Dimensioni / Size: 145 x 45 x 45 cm
Edizione / Edition: opera unica


Mauro Ghiglione

Italia / Italy

La ricerca artistica di Mauro Ghiglione prende avvio nel corso della seconda metà degli anni Ottan-ta e trova i suoi referenti nell’arte concettuale: dalla manipolazione della fotografia, all’installazione, all’utilizzo del video quale strumento percettivo.
I segni del linguaggio di Mauro Ghiglione sono immagini, oggetti, frasi. Ogni elemento, nella sua essenzialità, trova la sua collocazione in uno spazio dove fotografia, parole ed elementi tridimen-sionali “rappresentano” e richiamano “altro”.
Le sue composizioni visive, il cui tratto distintivo è un estremo rigore formale, rimandano a strutture concettuali che investono anche la scelta dei materiali e degli object trouvé diventando veri e propri motori di concetti. Pur utilizzando l’immagine fotografica in contesti installativi, il lavoro di Mauro Ghiglione non può essere definito “fotografico”, il suo approccio alla fotografia passa infatti attraverso una critica del mezzo. Spesso l’artista ricava le immagini da foto originali e le manipola attraverso passaggi successivi sia di selezione sia di ingrandimento sino alla perdita del loro spe-cifico fotografico, esemplari le sue stampe di immagini su lastre di sale eseguite con l’esplicita vo-lontà di vederle sparire. Egli ricorre ad un supporto di cloruro di sodio, proprio perché destinato a corrodere nel tempo l’immagine riprodotta.
Testimonianza di questo lavoro si ha, tra le altre, nelle mostre “Utopie quotidiane” del 2002 curata da Vittorio Fagone e Angela Madesani –al PAC (Padiglione Arte Contemporanea) di Milano, nel 2008 “Alteratamente sani” curata da Viana Conti a Genova alla Galleria Unimediamodern, “Paso Doble” nel 2009 con Franco Vaccari, curata da Viana Conti, alla Galleria Michela Rizzo a Venezia.
Nella fase ultima della sua ricerca, Ghiglione apre spunti di riflessione sulla condizione di “iper – comunicazione” cui è sottoposto il nostro universo, e lo fa attraverso un approccio critico verso l’enorme quantità di dati e informazioni che produciamo quotidianamente. Nella sua indagine sulla persistenza dell’immagine, è giunto ad offrire allo spettatore la negazione dell’immagine stessa, di-chiarandone l’inadeguatezza più totale, e ciò si traduce tanto nell’azzeramento dell’immagine ridotta a sola parola, quanto nella presentazione di un gesto, forse salvifico, rappresentato da immagini fotografiche “strappate” e custodite in solide casse di legno.Le sue produzioni sottolineano l’incapacità dell’uomo contemporaneo di pensarsi al di fuori dell’immagine che gli viene fornita dall’esterno e dai modelli di un immaginario ormai tanto affollato di copie da divenire stereotipico.
Importante testimonianza, di questa ricerca l’opera “1298 anni in Europa – (la camicia del filosofo)”, presentata in occasione della mostra “Complesse sparizioni” (2015 – Venezia, Galleria Michela Rizzo a cura di Viana Conti), con cui è ben rappresentata la perdita di identità del pensiero oc-cidentale e il “Teorema inutile” opera presentata in occasione della sua mostra “Teoremi immaginari” (2019 - Genova, Museo di arte contemporanea di Villa Croce a cura di Antonio D’Avossa) in-stallazione a parete dove il vuoto partecipa attivamente quale immaginario ambito.