Artista
Alessia Paladini Gallery

Irene Kung, Manchurian Red Pine 1, 2018

Stampa digitale su carta cotone / D-print on rag paper
Dimensioni / Size: Cm. 140 x 100
Edizione / Edition: Edition of 5
Courtesy: Alessia Paladini Gallery

La foresta dell'anima.
Penso che l’artista debba dare al pubblico quello che il pubblico non ha, e quindi il compito di un artista contemporaneo è quello di far sognare le persone attraverso un messaggio positivo e intimo. Il sogno ci fa raggiungere le grandi mete e ci aiuta in momenti di difficoltà. Nella mia visione ci permette di accedere all’intuizione: un’emozione molto forte che elimina la razionalità. Credo che attraverso il sogno si arrivi meglio all’essenza dell’oggetto.
Gli alberi da frutto sono simboli di produttività, salute, fertilità e rappresentano un’immagine positiva in questo momento di crisi e difficoltà. Lavorando a questo progetto ho affrontato due grandi difficoltà: avevo poco tempo per le fotografie, perché questi alberi hanno un momento preciso in cui sono perfetti, e dovevo trovare l’esemplare che non facesse parte di un frutteto, perché in quel contesto gli alberi sono messi a ringhiera e quindi non nella posizione giusta per l’immagine che volevo.
Nel mio modo di lavorare è possibile riportare l’albero a quello che ho sentito. Il mio lavoro consiste proprio in questo: tolgo ciò che non è essenziale per far vedere l’albero com’è, come lo sento. È intuizione, è irrazionale: il razionale ci può portare fuori strada, il sentimento no. La fotografia giusta per me è quella che fa emozionare. (I.K)

The Forest of Soul.
I think the artist should offer the spectator what the spectator does not already have. Therefore the task of the contemporary artist is to make people dream with the aid of a positive and intimate message. Dreams enable us to reach great goals and help us in our difficult moments. In my vision they allow us to access intuition, a very powerful emotion that eliminates rationality. I believe that through dreams we can reach the essence of the object in a more successful way.
I wanted to pass on a positive image in this moment of crisis and hardship, and with fruit trees – symbols of productivity, health, fertility – it was almost a natural outcome. Thinking of this project I came across two major difficulties: I hat little time, because these trees only have a specific moment in which they are perfect; moreover I had to find the tree that was not part of an orchard, because in that context trees are laid out on regular grids, hence not in the right position for the image I wanted.
In my way of working it is possible to reinstate the tree to what I felt. That is exactly what I do with my work: I remove everything unessential in order to show the tree as it is, as I feel it. It is intuition, it is irrational: rationality can be misleading, sentiment cannot. Good photography, to me, is the one that moves us. (I.K)


Irene Kung

Svizzera / Switzerland

Irene Kung è nata a Berna, Svizzera. Formatasi in ambito pittorico, Kung ha adottato la fotografia come medium privilegiato della propria produzione artistica da circa un decennio, sfruttando la sua formazione non solo per impreziosire la componente lirica ed emotiva della sua ricerca artistica, ma anche quella gestuale ed istintiva. L’essenzialità delle inquadrature e la capacità di far emergere i suoi soggetti dall’oscurità, infatti, esprimono una vicinanza stilistica e concettuale al Rinascimento pittorico italiano: i suoi lavori evidenziano il desiderio razionale di individuare nuove strade possibili per un futuro sostenibile e la rinnovata attenzione all’equilibrio tra umano e naturale. Allo stesso tempo le composizioni di Kung evidenziano per contrasto l’ambiguità dell’urbanizzazione e della negligenza umana, facendo emergere dalla bellezza una sottile inquietudine. Descrivere la sofferenza attraverso una rappresentazione raffinata e onirica è – dichiara la Kung – un tentativo di generare un nuovo significato a partire dalle percezioni di un’esperienza emotiva, è un’astrazione che mi conduce dalle zone più in ombra alla dimensione meditativa, fino agli spazi inconsci dell’anima.
Il suo lavoro è statopubblicato su testate internazionali come “AD”, “The Sunday Times Magazine” e “The New York Times Magazine” ed è stato esposto nell’ambito di “ParisPhoto” nel 2010. È stata invitata dal comitato organizzativo di EXPO 2015 a partecipare con una mostra di fotografie di alberi da frutto al “Cluster della Frutta e Verdura”. Ha inoltre esposto al Ullens Center for Contemporary Art di Beijing (2019), a Forma - Centro Internazionale di Fotografia di Milano (2015, 2013, 2010), al BOZAR di Bruxelles, a Camera Torino (2019) e in altre importanti sedi espositive in Italia e all’estero. Il suo libro Le città invisibili (2012) è stato pubblicato da Contrasto, accompagnato dai testi di Francine Prose e di Ludovico Pratesi. Sempre con Contrasto ha pubblicato anche il libro Trees (2014).

Irene Kung was born in Switzerland and trained as a painter. In recent years she expanded her repertoire to include photography and has achieved international recognition with many exhibitions in New York, London, Milan and more recently in Beijing and Moscow. She has exhibited at the Bozar Museum in Brussels, Belgium, at the Palazzo della Ragione in Milan and in the spectacular surroundings of the Certosa
San Giacomo in Capri, Italy. Her work has appeared in numerous international magazines such as The New York Times Magazine, The Sunday Times Magazine, Sette del Corriere della Sera, China Daily and was selected by the international jury at ParisPhoto 2010. She was invited by Contrasto to contribute to EXPO 2015 with a solo
show at the Fruit and Legumes Cluster featuring 26 photographs of fruit trees. The recently published book Trees follows The Invisible City, on architecture photographs, that was published in 2012 in English, Italian, French and Chinese. The essentiality of the shots and the ability to make her subjects emerge from the darkness, in fact, express a stylistic and conceptual proximity to the Italian pictorial Renaissance: her works highlight the rational desire to identify new possible paths for a sustainable future and renewed attention to the balance between human and natural. At the same time, Kung's compositions highlight by contrast the ambiguity of urbanization and human neglect, bringing out a subtle disquiet from beauty. Describing suffering through a refined and dreamlike representation is an attempt to generate a new meaning starting from the perceptions of an emotional experience, it is an abstraction that leads the artist from the darkest areas to the meditative dimension, up to the unconscious spaces of the soul.